Ma quanto è bella?

 

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Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei
per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa
ed altre città
questa ed altre città
a costruire giostre
e a vagabondare
ma adesso è tardi
anche per chiacchierare.

 

 

 

 

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Un buon odore

Babba, ma non è vero
… sono in treno di ritorno dalle varie lezioni, grazie per la condivisione di queste foto, … nonostante la mia faccia da babba!

Non credo ci sia un buon Dio che guardi giù, guardi su, ci guardi addosso, badi a noi, ma domenica 23 Settembre (sì, del 2018) il buon Dio ha proprio guardato giù; e con Viola abbiamo iniziato a lavorare insieme in una meravigliosa mattina di luce in mezzo al bosco.

Arrivo un poco prima all’appuntamento, con la Vespa, che da questo giugno grazie a Lorenzo mi sta portando da tutte le parti, ho preso acquazzoni, sole, bel vento in faccia, api vespe e mosconi dentro il casco e sotto la camicia, ma un senso di basta poco e di into the wild impagabili: farò fatica a tornare dentro la scatola di un’ auto.

Ci troviamo lì, “ai cessotti imperiali” costruiti con blocchi di marmo pesanti quintali. Viola arriva un poco in ritardo, la vedo lì in fondo al sentiero, vicina alla sbarra, non so perché ma sono entusiasta di questo lavoro ancora tutto da vedere e immaginare. Le urlo da lontano, Viola! e allargo le braccia per accoglierla. Perché? Non lo so. Bene. Ci siamo.

Non ci conosciamo, ma iniziamo a salire, a raccontarci del più e del meno, ad ansimare un poco, ma in dieci minuti arriviamo alla cava superiore.

Respiriamo e poi iniziamo a fare cose, qualche nota, qualche passo, prendiamo confidenza, con noi, con le suggestioni e gli inviti reciproci. Lei danza, io accenno e suono qualche frase.

Bella questa mattina e tutta questa vita solo per noi, andiamo avanti, e iniziamo a scioglierci, ridere, prenderci in giro e inventare delle opportunità per questa parte di spettacolo che stiamo mettendo in piedi insieme a tante altre persone.

Te lo dico che non mi era mai capitato di lavorare-suonare per una danzatrice, e oltre a questo, tranne qualche caso raro, ho sempre avuto molti pregiudizi rispetto a questa arte, mi son sembrati autoinvestiti del proprio ruolo quelli/e che mi dicon faccio teatro danza.

Invece te, sei proprio brava, mi sorprendi, non metti pretesti, non dici, fai.

Bello, una meraviglia; mi rimane dentro gli occhi, sul fondo, per dei giorni. Invidio ridendo la tua leggerezza e apparente semplicità, non si smette mai di imparare, non si smette mai di vedere.

Devo ricordarmelo.

Quel riprendere fiato dopo i vortici e i salti al contrario, l’odore, il profumo di fatica che evapora quando ti siedi accanto, vieni vicina, si ride, ci si guarda, forse ci sentiamo belli che stiamo condividendo un momento così speciale.

Non immaginavo che desiderare una cosa permettesse che questa riaccada, ma succede, chissà perché?

Ti vedo arrivare dal sentiero, con una scopa sulla spalla e la giacca verde di lana grossa, una insolita befana bionda che ride. Anche questa settimana, mercoledì, ci siam presi qualche ora per mettere a posto i dettagli, i tempi, le attese e il sentire insieme. Anche mercoledì ho avuto il lusso di fare e mettere a posto insieme, portarti in giro un poco con al motoretta, accompagnarti, come l’altra volta, verso una tua casa, oggi quella di tua mamma. Uno zaino davanti al fanale, legato e annodato, il casco, la giacca, l’organetto che lo porti te sulle spalle e andiamo.

Sarebbe bello più lontano, ma ho già avuto la felicità due volte e magari a chiedere troppo il buon Dio si stanca e guarda altrove. Va bene anche così, veramente. Al massimo adoperiamoci noi per questa felicità.

Domani è sabato, 6 Ottobre, giorno della prima. E poi? 🙂

Un videino.

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L’altra pupilla

E’ un piccolo uragano M., le prime lezioni restava e silenziosa con questo occhioni grandi, la fisarmonica, seppure a misura di bambina, le era gigante, doveva mettersi un asciugamano sulle ginocchia per non farsi male e un fiocco lilla (in tinta con l’asciugamano) per tenere uniti gli spallacci sulla schiena, anche quelli troppo larghi.

Ma l’estate l’ha fatta crescere di qualche centimetro, e anche oggi M. è diventata una fontana di vitalità, comicità e grinta con volontà di ferro nell’imparare i brani e addirittura anticipare le mie spiegazioni.

 

 

La piccola Babuska e la Bucovina

Eccola qui, qualche foto a distanza di tanti mesi con “la pupilla”.

La ruota gira, il tempo è una spirale che sembra ripetersi ma in realtà non si sovrappone mai. Ieri mattina, 17 Ottobre 2017, con un sole che ci cuoceva aiuto “la pupilla” a mettere un foulard sul capo, subito mi sembra di essere finito in un villaggio zingaro tra la Moldavia e la Bucovina, che oramai chissà dove è.

Saran complici le mucche lì sotto, la campagna o la fisarmonica ma così è.

 

Nel frattempo dal 2 Settembre è comparsa nella mia vita Carla Solares; colpa di un viaggio a Losanna, lei scende dalle scale e già c’è un tentennamento, un rallentamento nel presentarci e nel salutarci. Poi alla sera compare tutta “fascinosa” e desidero che si sieda accanto a me mentre una bravissima Maria De La Paz, canta tango, e noi due siamo lì, vicinissimi, ci tocchiamo appena , a sentirla, incantati.

I desideri se sono l’unica che hanno senso in un momento, si avverano? Sì! Ecco, lei arriva, si siede accanto, ci accostiamo, sento il suo profumo e la sua presenza. Bene, ci cerchiamo ancora, ancora ieri sera e questa mattina.

 

ALICE

Alice è tornata; era da questo autunno passato che temporeggiavamo, il primo trovarsi vicini di questa nuova cosa bella lo ricordo come una lunga telefonata, Alice da non so dove, e io seduto in macchina, con le voci vicine, a raccontarsi: mi dice lei di una possibilità di fare una tournée con Franca Pampaloni e compagnia, ma è incerta, ha passato alcune selezioni e provini ma la cosa non è nelle sue corde e non la convince.

Bene comunque da un paio di settimane ci siamo ritrovati, io l’ho cercata perché alla fine con lei stavo bene, e lei ha accettato non so perché. Ma siamo bravi e stiamo andando bene.

Oggi ci siam presi una giornata di vacanza, stavamo preparando qualche canzone per un matrimonio a cui tutti e due non vorremmo andare, ma oramai abbiam dato la parola. Qui in casa da me, però siamo stati in vacanza, ci siamo trattati bene, abbiamo spento il motore, ci siamo fatti da mangiare, ci siam detti, siamo stati qua, con una bellissima luce, e il tavolo incasinato di bicchieri sporchi, spartiti, macchine fotografiche, strumenti musicali, tovaglioli, acqua non potabile per oggi, piatti appoggiati in terra e birre mezze bevute.

aOra qui guardo qualche foto fatta con questa meravigliosa luce, scrivo con indosso questo pile grigio portato da Alice anche in Africa, e ora con un piccolo profumo di te, rassicurante, che sa di buono e di risate leggere.

Penso anche che i miei pranzi e cene che ricordo con maggior intensità e soddisfazione alla fine sono sempre stati quelli al volo e fatti da un piatto tenuto in grembo e dentro qualcosa di buono. L’anno scorso di sera fuori, davanti a un laghetto ad Amburgo, con del chili riscaldato, settimana scorsa con Alice, con del pane ripieno di pesto e ricotta, oggi mancavano dei capperi ma tutto era al posto giusto per stare tra di noi.

con AliceUn po’ frana in certe cose sei sempre stata, ma in modo divertito, sei tu la prima a riderne.

Bello questo viaggio lentissimo, con te che guidi, per tornare verso la confusione e il traffico con alla nostra destra il bellissimo panorama del lago e le sue aperture immense; bello questo gelato cercato gironzolando per la città, buffo il tuo frappé messo in due bicchieri separati, nemmeno all’autogrill, e da te rovesciato in parte sul sedile della tua auto.

SOGNA FIORE MIO (Ninna nanna sopra la Tarantella) prova registrata con Alice il 26 Maggio 2017

27 maggio 2017 a Lemna
foto di: Leone Rivara

PAOLO e MIRELLA

Eh Andrea, son cose…

Ma  non è tutto oro quel che luccica.

Anche io sono sempre in bilico tra la necessità di tenere e l’esigenza di mollare

In equilibrio precario sulla “via di mezzo” del compromesso.., con periodiche incursioni nei territori dell’altrove.

Tra la follia del quotidiano vincolo al giogo della necessitudine, e il potere terapeutico dell’evasione…

Dai ruoli, dalle relazioni. Anche da se stessi…

La musica, gli eventi, … nella convivialità, nella solitudine… lo stare-con  e  l’en-stasi (…stare fuori ?)

Stare con quello che c’è. O cercare quello che si vorrebbe che fosse…

Ciò che “sembra” risuonare meglio…

C’è sempre uno “scarto” tra ciò che è  e  ciò che si vorrebbe, ciò che si desidera.

paolo
Paolo

Noi e gli altri…

Ora la Fotografia…le immagini….gli scatti…

Apertura. Esposizione. Compensazione. Tempo. Luce. Colori.

Ma anche “sensazioni”

Tentativi di fermare quel che accade nell’istante del contatto tra quel “qualcosa là fuori” e quello che chiamiamo “osservatore”

Ma cosa c’è là fuori? E chi è l’osservatore?  il fotografo? E dove sta se lo si cerca?

Forse fotografando ci si mette a nudo. E’ il fotografo che cerca se stesso

“La fotografia è più reale della realtà” dice l’O.Toscani

Ma cosa è vero … reale ?

mirella
Mirella

Quando si accarezza il corpo dell’amante o si contempla il sole che tramonta sul mare è veramente difficile credere che immagini e  oggetti corporei siano illusioni sensoriali.

…i colori altro non sono che «sensazioni eccitate della nostra mente

“Il cervello non si limita a percepire il mondo esterno riproducendolo fedelmente, come una sorta di fotografia tridimensionale, ma ricostruisce la realtà solo dopo averla analizzata nelle sue parti componenti…

Perciò, la convinzione che le nostre percezioni siano precise e fedeli è solo un’illusione. Noi ricreiamo, nel nostro cervello, il mondo esterno in cui viviamo.”

(Enrico Bellone  dal suo ultimo libro : http://www.codiceedizioni.it/libri/qualcosa-la-fuori/  )

…molto bello. Da leggere

Già 2500 anni fa qualcuno indagando cercò di spiegarla così:

Tutto è in fiamme! E che cosa è in fiamme?
La vista brucia, le forme ed i colori bruciano, la coscienza visiva brucia, il contatto visivo brucia, e qualsiasi sensazione sorga in dipendenza dal contatto dell’occhio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia.

E così è per tutti gli altri sensi. E anche per la mente..

La mente brucia, gli oggetti della mente bruciano, la coscienza mentale brucia, il contatto mentale brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della mente con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia

E di quale fuoco bruciano? Bruciano mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco della passione, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione e dell’illusione..

 

Siamo fatti di ammassi di combustibile in fiamme

 

…son cose, che bruciano..   …cose da vedere, da dire, da fare. Desideri, progetti, aspettative… Che ognuno alimenta col proprio carburante

Cmq la macchina che mi voleva vendere il mio amico è una  Nikon D5100. Lui fa parte del circolo fotografico di Missaglia, i Fototipi

Poi occorre il tempo…

Il tempo da dedicare alle cose che “ci piace fare”

E per me sarebbero parecchie. Troppe…

E il tempo manca, e non si può comprare.

E allora bisogna selezionare, contrattare, patteggiare, centellinare…

Qualcosa si tiene, qualcosa si lascia. Qualcosa si accantona, poi magari si riprende. cercando di evitare gli accumuli e gli stress

Quello che possiamo fare è sperimentare, andare per tentativi, con apertura e flessibilità.

L’effetto cambia a seconda dell’apertura (del diaframma) e del tempo di esposizione, e della “qualità” del momento.

Il risultato sarà sempre relativo, dipende dalle condizioni.

Poi se le cose hanno un cuore vanno avanti, senza forzature.

Il cambiamento è nella natura delle cose.

Viaggiare leggeri. Accompagnare. Fare soste. Stare bene

Fine delirio….dai  J

Un abbraccio

testo di Paolo M.

E. la pupilla

Questa nella foto qui sotto è E. la mia allieva più giovane, da qualche settimana stiamo lavorando insieme a un bellissimo valzer Irlandese del gruppo “The HouseBand”, non è facile, ma lei è molto brava, e suonare per tutti/e e due è un bellissimo gioco da fare insieme.

Prima di iniziare la nostra lezione, oggi pomeriggio le ho ho detto: “dai, mettiti in posa da principessa, su quella poltrona, come fossi in un quadro”, giocando e ridendo E. è andata a prendere un naso, poco dopo è nata questa foto. Mi ricorda un po’ quei deliri di Hieronymus Bosch, ma qui stiamo ridendo e non c’è niente di angosciante.

Pupilla (pupil) , bello questo termine inglese per chiamare gli allievi, esiste anche in italiano, pupillo, pupilla, non è un freddo “student”, presuppone un rapporto più profondo, con dell’affetto e una preferenza reciproca accordata.

evignetta