Amsterdam

Dans le port d’Amsterdam
Y a des marins qui mangent
Sur des nappes trop blanches
Des poissons ruisselants

Jana

 

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MADRE DEUS

Ringrazio quella donna che questa sera, dopo uno spettacolo qui ad Amburgo, mi prende in disparte e chiacchierando mi dice che il mio modo di suonare e di pensare la musica sembra quello dei Madredeus; dopo essere stato accostato allo stile di Stefano Ciuma Delvecchio, questo è il secondo complimento più bello mai ricevuto. Grazie. Ci rivedremo. 

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Jana

 

Un buon odore

Babba, ma non è vero
… sono in treno di ritorno dalle varie lezioni, grazie per la condivisione di queste foto, … nonostante la mia faccia da babba!

Non credo ci sia un buon Dio che guardi giù, guardi su, ci guardi addosso, badi a noi, ma domenica 23 Settembre (sì, del 2018) il buon Dio ha proprio guardato giù; e con Viola abbiamo iniziato a lavorare insieme in una meravigliosa mattina di luce in mezzo al bosco.

Arrivo un poco prima all’appuntamento, con la Vespa, che da questo giugno grazie a Lorenzo mi sta portando da tutte le parti, ho preso acquazzoni, sole, bel vento in faccia, api vespe e mosconi dentro il casco e sotto la camicia, ma un senso di basta poco e di into the wild impagabili: farò fatica a tornare dentro la scatola di un’ auto.

Ci troviamo lì, “ai cessotti imperiali” costruiti con blocchi di marmo pesanti quintali. Viola arriva un poco in ritardo, la vedo lì in fondo al sentiero, vicina alla sbarra, non so perché ma sono entusiasta di questo lavoro ancora tutto da vedere e immaginare. Le urlo da lontano, Viola! e allargo le braccia per accoglierla. Perché? Non lo so. Bene. Ci siamo.

Non ci conosciamo, ma iniziamo a salire, a raccontarci del più e del meno, ad ansimare un poco, ma in dieci minuti arriviamo alla cava superiore.

Respiriamo e poi iniziamo a fare cose, qualche nota, qualche passo, prendiamo confidenza, con noi, con le suggestioni e gli inviti reciproci. Lei danza, io accenno e suono qualche frase.

Bella questa mattina e tutta questa vita solo per noi, andiamo avanti, e iniziamo a scioglierci, ridere, prenderci in giro e inventare delle opportunità per questa parte di spettacolo che stiamo mettendo in piedi insieme a tante altre persone.

Te lo dico che non mi era mai capitato di lavorare-suonare per una danzatrice, e oltre a questo, tranne qualche caso raro, ho sempre avuto molti pregiudizi rispetto a questa arte, mi son sembrati autoinvestiti del proprio ruolo quelli/e che mi dicon faccio teatro danza.

Invece te, sei proprio brava, mi sorprendi, non metti pretesti, non dici, fai.

Bello, una meraviglia; mi rimane dentro gli occhi, sul fondo, per dei giorni. Invidio ridendo la tua leggerezza e apparente semplicità, non si smette mai di imparare, non si smette mai di vedere.

Devo ricordarmelo.

Quel riprendere fiato dopo i vortici e i salti al contrario, l’odore, il profumo di fatica che evapora quando ti siedi accanto, vieni vicina, si ride, ci si guarda, forse ci sentiamo belli che stiamo condividendo un momento così speciale.

Non immaginavo che desiderare una cosa permettesse che questa riaccada, ma succede, chissà perché?

Ti vedo arrivare dal sentiero, con una scopa sulla spalla e la giacca verde di lana grossa, una insolita befana bionda che ride. Anche questa settimana, mercoledì, ci siam presi qualche ora per mettere a posto i dettagli, i tempi, le attese e il sentire insieme. Anche mercoledì ho avuto il lusso di fare e mettere a posto insieme, portarti in giro un poco con al motoretta, accompagnarti, come l’altra volta, verso una tua casa, oggi quella di tua mamma. Uno zaino davanti al fanale, legato e annodato, il casco, la giacca, l’organetto che lo porti te sulle spalle e andiamo.

Sarebbe bello più lontano, ma ho già avuto la felicità due volte e magari a chiedere troppo il buon Dio si stanca e guarda altrove. Va bene anche così, veramente. Al massimo adoperiamoci noi per questa felicità.

Domani è sabato, 6 Ottobre, giorno della prima. E poi? 🙂

Un videino.

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L’altra pupilla

E’ un piccolo uragano M., le prime lezioni restava e silenziosa con questo occhioni grandi, la fisarmonica, seppure a misura di bambina, le era gigante, doveva mettersi un asciugamano sulle ginocchia per non farsi male e un fiocco lilla (in tinta con l’asciugamano) per tenere uniti gli spallacci sulla schiena, anche quelli troppo larghi.

Ma l’estate l’ha fatta crescere di qualche centimetro, e anche oggi M. è diventata una fontana di vitalità, comicità e grinta con volontà di ferro nell’imparare i brani e addirittura anticipare le mie spiegazioni.

 

 

La piccola Babuska e la Bucovina

Eccola qui, qualche foto a distanza di tanti mesi con “la pupilla”.

La ruota gira, il tempo è una spirale che sembra ripetersi ma in realtà non si sovrappone mai. Ieri mattina, 17 Ottobre 2017, con un sole che ci cuoceva aiuto “la pupilla” a mettere un foulard sul capo, subito mi sembra di essere finito in un villaggio zingaro tra la Moldavia e la Bucovina, che oramai chissà dove è.

Saran complici le mucche lì sotto, la campagna o la fisarmonica ma così è.

 

Nel frattempo dal 2 Settembre è comparsa nella mia vita Carla Solares; colpa di un viaggio a Losanna, lei scende dalle scale e già c’è un tentennamento, un rallentamento nel presentarci e nel salutarci. Poi alla sera compare tutta “fascinosa” e desidero che si sieda accanto a me mentre una bravissima Maria De La Paz, canta tango, e noi due siamo lì, vicinissimi, ci tocchiamo appena , a sentirla, incantati.

I desideri se sono l’unica che hanno senso in un momento, si avverano? Sì! Ecco, lei arriva, si siede accanto, ci accostiamo, sento il suo profumo e la sua presenza. Bene, ci cerchiamo ancora, ancora ieri sera e questa mattina.